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NUCLEARE, L’ITALIA CAMBIA STRADA – Il Senato Dà Il Via Libera Alla Legge Delega

Dopo quasi quarant’anni, l’Italia riapre formalmente la partita del nucleare. Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sull’energia nucleare sostenibile con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni. Il testo, già approvato dalla Camera, affida ora al governo il compito di costruire il quadro normativo necessario per disciplinare il ritorno dell’energia atomica nel mix nazionale.

Il voto segna dunque un passaggio politico e legislativo rilevante, ma non coincide con l’apertura immediata di una centrale. La legge delega stabilisce principi e criteri entro i quali l’esecutivo dovrà adottare i successivi decreti legislativi. Tra le materie indicate figurano l’autorizzazione, la costruzione, l’esercizio e la disattivazione degli impianti, la sicurezza, la gestione del combustibile esaurito e la definizione dell’autorità indipendente per la sicurezza nucleare.

È qui che comincia la parte più complessa della partita. Il Parlamento ha approvato il quadro generale, ma molte delle decisioni destinate a incidere concretamente sul territorio devono ancora essere definite. La legge prevede infatti criteri per valutare l’idoneità dei siti, procedure autorizzative e forme di beneficio locale per le popolazioni interessate. Sarà il governo, attraverso i decreti delegati, a trasformare questi principi in norme operative.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha definito il voto «una giornata storica per l’Italia» e ha sostenuto che il nuovo nucleare, insieme alle rinnovabili, potrà rendere il Paese più sicuro, indipendente e competitivo, garantendo più energia a famiglie e imprese. Sono valutazioni politiche del governo, non effetti già prodotti dalla legge. Pichetto ha inoltre indicato la fine dell’anno come obiettivo per la predisposizione dei decreti attuativi.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di una «scelta coraggiosa e di buon senso», sottolineando che il governo dovrà ora intervenire su sicurezza, autorizzazioni, gestione dei rifiuti e rapporto con i territori. Dall’opposizione sono arrivate valutazioni fortemente critiche, in particolare sulla sostenibilità economica del programma e sulla gestione dei rifiuti radioattivi. Il confronto politico, dunque, non si chiude con il voto di Palazzo Madama: entra in una fase diversa e probabilmente ancora più concreta.

La questione energetica resta al centro. L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è affiancare il nucleare alle fonti rinnovabili, puntando su una produzione programmabile e a basse emissioni. Il testo approvato dal Senato indica la possibilità di utilizzare reattori di terza generazione e, quando saranno commercialmente disponibili e certificati, tecnologie oggi ancora in fase di sviluppo.

Ma tra una legge e una centrale c’è un percorso lungo: individuazione dei siti, autorizzazioni, investimenti, sicurezza, consenso delle comunità locali, gestione delle scorie e tempi di realizzazione. Le stime governative collocano l’eventuale entrata in funzione dei primi impianti nella prossima decade, ma si tratta di una previsione e non di una data già fissata da un procedimento autorizzativo.

Il voto del Senato, quindi, non consegna ancora energia nucleare all’Italia. Consegna al governo la responsabilità di costruire le regole per renderla possibile.

Dopo quarant’anni, il nucleare torna nella legge italiana. Adesso comincia la parte in cui dalle parole bisognerà passare ai cantieri.

Fonti

  • Senato della Repubblica, resoconto della seduta del 23 settembre 2026 e testo della delega. Senato;
  • Senato della Repubblica, scheda dell’iter del disegno di legge sulla delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile;

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Teresa Zagaria

Data:

24 Settembre 2026
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